Franco Baggiani - Memories Of AlwaysPrendetemi sulla parola quando affermo che questo disco è una bellissima sorpresa; anche se parlare di Franco Baggiani in termini di sorpresa, fa abbastanza strano. Anzi, molto strano. Il trombettista toscano è uno che da anni suona tra l’ Italia e l’ estero. Baggiani conta collaborazioni illustri con moltissimi musicisti della scena jazz e non solo; parlo di Steve Lacy, Micheal Moore, Paolo Fresu, Stefano Bollani, Ares Tavolazzi, Stefano Cocco Cantini, Pippo Matino, Enzo Pietropaoli, Riccardo Fassi, Antonello Salis, Luigi Cinque, Paolo Favati, etc. Musicista elegante e attento alle nuove evoluzioni del jazz, nel ’98 fonda una propria etichetta, la SOUND records, e nel 2008 crea anche la Ricutino Edizioni Musicali. Produce numerosi album, dirige big band, collabora con svariate formazioni, partecipa a festival, scrive colonne sonore. Insomma, non è uno che ama starsene con le mani in mano (consiglio vivamente di consultare il suo sito per avere un’ idea più completa). “Memories Of Always” è il suo nuovo album. E permettetemi di dirlo: che album! A pochi mesi dall’ ultimo “My Way Trough the Jungle”, il trombettista italiano plasma quello che si presenta come un lavoro dall’ andamento ritmico coinvolgente e ossessivo. Ben due percussionisti (Fabio Ferrini e Alessandro Criscino) e un batterista (Alberto Rosadini) contribuiscono a questo flusso multicolore inarrestabile. Ci sono poi: Adriano Arena alla chitarra elettrica, Lorenzo Forti al basso, Giacomo Downie al sax a disegnare traiettorie incantate. Ma è la tromba di Baggiani a proiettarci nella dimensione onirica di una musica la cui atmosfera sembra a tratti ripercorrere i sentieri del Miles Davis più elettrico. Ma non solo: anche le influenze di Ornette Coleman e Sun Ra si fanno sentire. Arrivano così una serie di composizioni brillanti e imprevedibili: dal groove dell’ iniziale Ob-session alla febbrile Ghebus Suite; dall’ incedere sognante di The Sieve Smells Bad Today alla prorompente Black Satin (Miles Davis). Difficile trovarci qualcosa fuori posto; penso al tepore di A Series Of Coincidence, al crescendo ritmico di Etnop The Chinese, all’ energia concentrica di Simple And Invisible. “Memories Of Always” è un disco compatto, profondo, abbagliante; un continuo sussulto di improvvisazioni tra funky, afro e jazz. I sette musicisti mettono in piedi un album ricamato su tessuti di seta; un lavoro complesso e riuscito in ogni passaggio. Il tutto registrato in presa diretta. Sul lato posteriore del disco è riportata la durata: 69 minuti e 18 secondi. Fidatevi, perché sono tutti di altissimo livello.

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