“Saltworks”, che significa ‘saline’, è il primo disco da solista del cantautore Claudio Conti, ex frontman della band folk rock psichedelica Magic Salad.

Saltworks è la bellezza del ritrovarsi di fronte alle risorse dell’entusiasmo artistico. E’ landa al tramonto che avvolge la tua introspezione facendoti cullare il mistero delle coincidenze del destino. Include le nuvole in movimento e la riservatezza dei fenicotteri. E’ un apparente e voluto distacco dal coinvolgimento urbano per riflettere sulle ambizioni in attesa della discesa del sole.

C’è il grano abbagliante e la carezza del maestrale, il sudore della gioia delle illusioni e la paralisi dell’innamoramento nonché del diniego. Il sogno di drappi e stendardi e le voci lontane che echeggiano. La voce del frangente e il bisogno di incontrare la luna nel mare d’inverno, il volto di una donna che vuole ma che non può, il mantra delle correnti udite dal balcone e la consapevolezza malinconica del trapasso, il mosto, l’odore delle carrube e la voglia di riemergere, scalzi e volitivi.

E’ un disco in cui l’ermetismo e il sogno hanno la mansione di far collidere la vita ordinaria con le riflessioni sull’esistenza. Tutti i testi dei brani sono scritti sotto forma di poesia e provano ad afferrare quella gestualità che la vita ha ma che a volte è inopportunamente nascosta da noi stessi.

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