“Amaro” è un brano dall’approccio sperimentale che parla della condizione di iniziale rassegnazione che poi evolve in una voglia di cambiamento e rivalsa. L’amaro, dove tutto sembra perduto come una poesia antica, si fonde alla voglia di sentirsi davvero liberi trasformando tutte le cose intorno, ricordando che quel tempo storto e negativo passerà. Le influenze di Amaro rimandano al mondo trip hop e a quello dei sintetizzatori analogici e digitali. La produzione è stata seguita da Lele Battista, cantautore come me ed electroman per eccellenza.

«Ci siamo divertiti attraverso la sperimentazione reale di una vera e propria produzione condivisa per arrivare ad avere un sound nostro e solo nostro. Mi sono avvicinata al mondo elettronico analogico e tuttora mi diverto ad avere un’idea di musica libera dove sono parte attiva al 100%, dove posso essere me stessa e dove le persone possono rivedersi. Le atmosfere che hanno ispirato il brano sono legate al mare della mia Liguria e a tutte le persone che hanno deluso qualche aspettativa, angeli che assomigliano a colori e che diventano come vecchi libri già letti tenuti nella libreria degli umori che ci devastano la testa e che si prendono gioco della nostra sensibilità. Fortunatamente, quando l’amaro si placa e splende nuova luce, si dà un valore diverso alle proprie giornate… creando nuove visioni positive dove i sogni stanno al primo posto». Margherita Zanin

Lo studio dove è stato registrato ed arrangiato “Amaro” è il “Le ombre” di Milano. Del progetto fanno parte anche Giovanni Garibaldi (chitarra acustica e chitarra elettrica), lo stesso Lele Battista (ai sintetizzatori) e Lorenzo Ottonello (batteria).

«Ho la fortuna di avere un super progetto dove collaboro con personaggi incredibili, amici e musicisti fantasmagorici che portano il loro contributo speciale, rispettando la sensibilità del mio progetto e che danno un grande aiuto artistico. La musica è come un grande arcobaleno dove poter “surfare” in libertà con parole e grandi emozioni, sperimentando sempre insieme con grande collettività». Margherita Zanin

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