Quattro chiacchiere con Luca Pacioni

Cantautore a 12 anni… i primi due pezzi li hai scritti a quell’età… Cosa significa essere cantautore in Italia oggi? C’è spazio per i più giovani?
Credo che i cantautori abbiano oggi ancora più responsabilità. In un mondo dove lo scambio di informazioni e di stati d’animo è spesso fin troppo veloce, la musica è, ai nostri giorni, un mezzo molto importante a disposizione per poter lasciare messaggi che restano e in cui possiamo ritrovarci ogni momento.
Lo spazio virtuale per i giovani cantautori è davvero indefinibile per quanto grande e forse proprio questo rende più complicato il poter essere ascoltati e non semplicemente sentiti. Lo spazio fisico dovrebbe tornare ad avere a mio parere più risalto. Spero che un giorno si torni a dare la giusta importanza ad eventi musicali a raggio nazionale per poterci fermare e ascoltare le novità musicali cantautoriali.

La tua musica racconta di “percorsi ed incontri” nei quali incontrarsi… ma se avvenisse uno “scontro”?
Ci sarebbe un nuovo inizio!Lo scontro si rende spesso necessario. “Crudelmente”, contenuta nell’album “Complice”, è una canzone che parla proprio di uno scontro particolarmente importante.

Milano da bere… sta tornando?
Milano negli ultimi tempi sta tornando sempre di più una città da vivere a tutte le ore, si respira ogni giorno voglia di novità e di ripresa. E’ un bel momento e stiamo finalmente riscoprendo la bellezza e l’importanza dello stare insieme.

Quanto è difficile inseguire il vento?
Basta lasciarsi andare in ogni situazione che è forse oggi la cosa più difficile.

Hai solo 3 parole… utilizzale per descrivere la musica…

Compagna sincera e indispensabile.

Progetti futuri e live?
Il suonare il più possibile davanti al pubblico e continuare a scrivere. Sento l’esigenza oggi di avere un contatto diretto con il pubblico e saranno in programma con il nuovo anno una serie di live in tutta Italia.