Quattro chiacchiere con i Manovalanza

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-Cosa vi ha spinto verso la musica?
Come molti ragazzi di provincia di quindici o sedici anni, avevamo un disagio interiore dovuto all’età, alla società in cui viviamo e ai problemi quotidiani che non avevamo esperienza per affrontare. In mezzo a questa confusione, cercavamo un qualcosa per sfogarci e al tempo stesso trovare la nostra identità. Abbiamo iniziato a suonare singolarmente, per poi ritrovarci a formare una band all’età di diciotto anni circa, all’ultimo anno di superiori. Abbiamo subito capito che la musica era un linguaggio con il quale potevamo esprimere in maniera esemplare alcuni concetti e idee che in altri modi faticavamo ad esternare. In particolare, attraverso le canzoni nate da un disagio o comunque da una situazione in cui c’è la necessità di sfogarsi ed esternare una emozione o un’idea, riuscivamo a sentirci noi stessi e a spiegare a voce alta quello che ci capitava, e come la pensavamo.

-Quali sono i lati positivi e quelli negativi nell’essere musicisti?

Di lati positivi ce ne sono tanti. Un musicista ha un grande potenziale che può usare per divertirsi lui stesso oltre e far emozionare il pubblico: è una costante sfida verso se stessi che esalta e mantiene vivi. È anche un buon modo, anzi direi il miglior modo per viaggiare, vedere posti nuovi, conoscere il mondo al di fuori della propria realtà quotidiana. Tuttavia, ci sono anche molti lati negativi, soprattutto ahimè negli ultimi anni. La musica non sempre è valorizzata come dovrebbe, e molte volte ai musicisti non vengono riconosciuti i giusti meriti, sia economici che personali e professionali. Occorre stringere i denti e farlo per passione… Altrimenti non si va molto lontano. Però possiamo dire che le soddisfazioni ci sono, e sono anche molto grandi. Per questo continuiamo a suonare.

-Raccontateci un po’ del vostro percorso artistico…
Siamo partiti nel 2006 suonando cover di gruppi ska-punk nei locali, nelle feste delle superiori e nelle sagre della nostra zona, la Valtiberina (a cavallo fra Umbria e Toscana). In poco tempo, giusto due mesi, abbiamo abbandonato del tutto le cover e iniziato a suonare solo brani nostri cantati in italiano. Abbiamo cominciato a girare un po’ per tutta Italia, soprattutto nel biennio 2009-2010. Nel 2011 abbiamo prodotto da soli il nostro primo album full length, dal titolo “Anziani a vent’anni”, da questo momento in poi non ci siamo fermati mai, con un crescendo di dischi pubblicati, concerti e collaborazioni. Ad oggi in 12 anni di carriera abbiamo all’attivo 4 album in studio pubblicati in auto produzione, e oltre duecento concerti, fra i quali un tour in Messico nel 2015 ed alcune esibizioni a festival importanti in Germania e Svizzera.

-Cos’è la musica per voi?
Ciascuna persona cerca un modo per sfogarsi e esprimersi, per sentirsi realizzato. Per noi questo linguaggio è la musica, quella sincera, quella diretta e schietta, fatta con il cuore. Attraverso le canzoni riusciamo ad essere noi stessi, riusciamo a provare rivalsa per le sconfitte, riscatto per le delusioni, ma anche a rendere omaggio alle cose belle che incontriamo lungo il nostro percorso.

-Parliamo del nuovo album “Last Live at Terrazza sul Lago”: come nasce?
La Terrazza sul lago era un importantissimo live club della nostra zona, a Pieve Santo Stefano (Arezzo). È stato teatro dei nostri primi due concerti, nel 2006, e poi con la nuova gestione nel 2012 ha cambiato marcia dando vita al locale più importante della Valtiberina dove si proponeva regolarmente cibo, birra e musica di altissima qualità. Fra il 2012 e il 2016 ci abbiamo suonato cinque volte, presentando anche il terzo disco “Tragicomìa” e festeggiando il nostro decimo anniversario di attività nell’aprile del 2016. Alla Terrazza sul Lago ci sentivamo a casa, sia come normali avventori che musicisti. Come un fulmine a cielo sereno, pochi mesi fa si è venuto a sapere che il locale era praticamente costretto a chiudere i battenti. Ma visto che dovevano cessare l’attività, hanno deciso di farlo in grande stile, proponendo nell’ultimo mese di vita (gennaio 2018) una sfilza di concerti impressionanti di altissimo livello. A noi è toccata la serata finale di chiusura, il 27 gennaio. Abbiamo deciso di filmare tutto il concerto, e registrare l’audio in multi-traccia, per produrre una serie di video (che si trovano su youtube) ed il disco dal vivo scaricabile gratuitamente dal titolo “Last Live at Terrazza sul Lago”. Principalmente per rendere omaggio ad una realtà importante della nostra zona che per noi ha significato molto, e dove abbiamo letteralmente vissuto momenti importanti della nostra avventura musicale… Ma anche personale.

-Progetti futuri?
Questa estate partirà un tour mondiale che da maggio ad agosto dopo un piccolo warm-up in Italia ci vedrà suonare in Germania, Inghilterra, Messico e Svizzera. Siamo molto eccitati soprattutto di tornare in Germania e in Messico, e di visitare per la prima volta l’Inghilterra che promette davvero molto bene. Le date si trovano tutte nei nostri siti internet e sulla pagina facebook. Non vediamo l’ora!