Alex Castelli: la musica è il cibo che mi nutre… L’Intervista.

Cosa ti ha spinto verso la musica?
Sicuramente da bambino ha prevalso una sorta di spirito di emulazione verso mio papà Domenico che suonava la chitarra e che mi ha un po’ instradato allo strumento che gli vedevo utilizzare ogni tanto. Quando ero bambino mi raccontava che da giovane negli anni 70 si esibiva con la sua band senza avere chissà che preparazione. Da lì anch’io ho pensato che quindi si poteva fare, ma fino ai miei 14 anni non ho mai realmente iniziato ad applicarmi.
Negli anni dell’adolescenza la musica è diventata una sorta di rifugio. Passavo ore ed ore, serate, pomeriggi, ogni ritagli di tempo a suonare, ad esercitarmi, ascoltare musica e sperimentare suoni, accordi, posizioni, studiare con l’obiettivo di fondare la mia Band, suonare in pubblico ed esprimermi con la mia musica.

Raccontaci un po’ del tuo percorso artistico…
Tutto parte a metà anni ’90, periodo di esplosione del fenomeno grunge e del primo revival del punk. La musica poteva essere suonata anche con conoscenze base, quindi era facile avviare la propria strada in ambito musicale, sapendo buttare giù solo pochi accordi base. L’importante era iniziare in qualche modo: le canzoni punk erano l’ideale… ma le influenze musicali erano tante, quindi l’aspetto compositivo già allora era ispirato dalle fonti più disparate: Nirvana, Doors, Pearl Jam, Pink Floyd, Sting, Zucchero, Pfm… tantissimi gruppi e artisti erano nelle mie corde. Da qui sono iniziate le prime esperienze con i gruppi del liceo, i primi concerti, le prime soddisfazioni e le prime delusioni.
Da allora la musica è sempre stata nel mio quotidiano, ho fatto esperienze con innumerevoli gruppi come chitarrista e come cantante-chitarrista a vari livelli, lavorando o in studio, sui palchi un po’ in tutta Italia per quasi una ventina di anni ormai. Tributi, cover band, band con repertori originali di svariati generi, in elettrico o in acustico sono il mio background musicale ma soprattutto di vita, che arrivati però a questo punto mi sono stati stretti. Ora la mia spinta più grande per continuare a vivere la musica è il desiderio di fare ascoltare le mie canzoni.

Cos’è la musica per te?
La musica è parte di me da quando sono nato. Quando l’ascolto è come il cibo, che mi nutre ogni giorno… e voglio che sia il miglior cibo. Quando la creo, la suono e la canto è una valvola di sfogo nella quale posso canalizzare tutto ciò che vivo di positivo e di negativo.

Parliamo della tua ultima fatica, come nasce?
Ci sono state tante riflessioni e tante esperienze vissute che hanno portato alla nascita di “Caduti liberi”. Prima tra tutte la riflessione sulla paura del cambiamento che ho vissuto in prima persona più volte nella mia vita. Il cambiamento è parte della vita. Come la morte è inevitabile. Nessuno può resistere al cambiamento. Spesso si crede che restare immobili, in attesa che accada qualcosa di esterno a noi che porti miglioramenti nella nostra vita, sia la cosa migliore da fare. Niente di più sbagliato, tutto nasce da noi. La nostra vita la plasmiamo noi. Tutti siamo liberi di agire, tutti abbiamo il libero arbitrio, il dono più grande che ci è stato fatto alla nascita. Ma nel corso della vita ce ne dimentichiamo, preferendo lasciare ad altri la possibilità di decidere per noi. Quando ci accorgiamo di avere perso la nostra facoltà di scegliere, perché divenuta prerogativa di altri, siamo ormai ingabbiati. In questo momento è quindi necessario portare un cambiamento ed agire. Per avviare un percorso di vita nuovo bisogna decidere innanzitutto di fare un passo. Un passo verso la libertà. E questo passo che comporta la perdita dell’equilibrio, bisogna farlo se si vuole raggiunge la libertà. A volte perdere l’equilibrio ci porta a cadere, ma quando cadiamo siamo già liberi. Perché abbiamo scelto di esserlo, muovendoci. Quando ci rialziamo siamo un po’ ammaccati ma pronti per il passo successivo. È un po quando un bambino impara a camminare, si impara cadendo.

Perchè i nostri lettori dovrebbere ascoltare la tua musica?
Perche penso che in qualunque album ci sia almeno una canzone che ci racconti qualcosa che vada a toccare le nostre corde.